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Castro, il Salento del tempo che fu

Niente folle di turisti, ma pigre atmosfere anni Cinquanta. Spiaggette tra gli scogli e grotte marine da visitare in barca. Castro, vegliato dalla rocca che gli ha dato il nome, è la meta per vacanze a un’altra velocità

Dimenticate il Salento della movida selvaggia, delle ampie spiagge sabbiose con il sottofondo di musica disco le delle interminabili code in auto sulla litoranea. A Castro, costa adriatica, 20 chilometri a sud di Otranto e 30 a nord di Leuca, il Tacco d’Italia ha tutto un altro stile. Un centro storico rilassato dove bande di bambini giocano sotto gli occhi degli anziani, profumi di cucina verace filtrano dalle imposte, un silenzio quasi sacrale regna nella lunga siesta pomeridiana, colorite feste di paese si dispiegano sotto luminarie di legno bianco.

Bandiera Blu da diversi anni, il borgo vanta un mare cristallino che, tra scogliere e calette, vira dal cobalto al verde smeraldo. La costa è estremamente frastagliata e priva di spiagge sabbiose, così ogni protuberanza sul mare, più o meno calpestabile, diventa trampolino per tuffi. Se le famiglie apprezzano soprattutto la discesa a mare dei Camerini, vicina al porto e di facile accesso, gli amanti delle nuotate preferiscono Punta Correnti, immersa nel verde mediterraneo, o Argentiera, sulla strada verso Leuca, dove le onde prendono una tonalità d’azzurro diventata leggendaria.

GROTTE FANTASMAGORICHE E UN SENTIERO SOMMERSO

La particolare storia geologica del litorale castrense, caratterizzata da importanti fenomeni di erosione nel corso del Pliocene, l’ha reso ricco di grotte. La più famosa è la Zinzulusa, così chiamata perché le sue spettacolari stalattiti sembrarono zinzuli, panni stesi ad asciugare, ai primi pescatori che la scoprirono. Con i suoi 150 metri di profondità e le cavità dalle conformazioni affascinanti, la Zinzulusa è considerata uno dei dieci ambienti carsici più importanti al mondo. La si percorre seguendo sulla mappa nomi evocativi: prima si affronta la grotta del Diavolo, poi il fantasmagorico corridoio delle Meraviglie, infine si raggiunge il Duomo, una grande sala dal soffitto altissimo, millenni fa abitata dall’uomo preistorico, oggi solo dai pipistrelli che riescono a sopportare il continuo viavai di visitatori. I loro predecessori, che dormivano sonni più tranquilli, avevano accumulato tanto guano che nel 1950, quando iniziarono i lavori per aprire la grotta al pubblico, ci vollero giorni di scavo per estrarlo, ormai pietrificato. Curiosi graffiti lasciati dagli operai ricordano l’operazione. In fondo alla grotta, nel laghetto Cocito, le cui acque sono dolci in superficie ma salmastre in profondità, vivono rarissimi crostacei privi di occhi e pigmentazione, unici esemplari di una specie risalente a duecentomila anni fa.

Altra cavità di grande rilevanza storica (ma aperta solo agli studiosi con permesso della Sovrintendenza) è la grotta Romanelli, dove sono stati ritrovati graffiti e strumenti del Paleolitico ora conservati a Maglie, nel museo archeologico. Tra le due grotte si estende il primo Sentiero Blu del Salento, un itinerario subacqueo che si snoda a circa 7 metri di profondità, tra cernie, saraghi e molluschi colorati. Cartellini indicatori guidano tra i cespugli di Posidonia oceanica e i fondali rocciosi, aiutando nell’identificazione delle diverse forme di vita. Di certo tra loro, a inizio primavera, passa anche qualche boga, in dialetto locale vopa, un pesciolino protagonista suo malgrado della Sagra del pesce “a sarsa”, ovvero fritto e marinato con un trito di mollica di pane, aceto, menta e aglio. Durante la festa (di solito a fine aprile) Castro Marina si affolla di pescatori e cuoche, turisti stranieri e pugliesi dell’entroterra che assaggiano la specialità locale offerta gratuitamente a tutti. Il porticciolo, racchiuso in una baia dalla forma armoniosa, racconta la storia degli ultimi decenni, con le case del boom economico che si affollano fino al mare, una manciata di pescherie strette in poche centinaia di metri e ancora qualche grotticella dove i pescatori rammendano le reti.

A CASTRO SUPERIORE, TRA ARTE E STORIA

Per seguire le tracce della storia più antica si sale a Castro Superiore, abitata dai Messapi, popolazione illirica che si stabilì in questa zona del Salento, e poi dai Greci, insieme a Taranto fece la guerra a Roma, ma nel 123 a.C. finì per diventare colonia romana con il nome di Castrum Minervae. La chiesa, ex cattedrale del XII secolo rimaneggiata con grazia, ospita sculture romaniche e dipinti manieristi e barocchi. Bello il raccordo tra la navata cinquecentesca e il transetto medievale, notevole la Deposizione attribuita a Gianserio Strafella (circa 1520-73), eccellente artista influenzato da Michelangelo. Al suo fianco, sulla piazza, si appoggiano i resti di una basilica bizantina del IX-X secolo. Passeggiando per i vicoli del borgo, i dettagli barocchi e le facciate rosa antico dei palazzi ricordano le città siciliane, mentre le terrazze bianche e i gatti sornioni evocano la Grecia. Ovunque, piante grasse lussureggianti e piccoli orti ben tenuti circondati da muri a secco.

TORRI E PANORAMI, LE SORPRESE DELLA FORTEZZA

Il punto più alto e panoramico di Castro è quello che gli diede il nome: la fortezza, costruita sulle rovine di una rocca romana, oggi nota come Castello aragonese. Sorpassate le quattro torri, capeggiate da quella del Cavaliere, ci s’incammina lungo le mura di fondazione messapica. La vista sulla costa è spettacolare, tersa e lucente da Capo d’Otranto a Santa Maria di Leuca. Qui soffia sempre il vento: talvolta scirocco caldo, che fa alzare le onde, più spesso tramontana fresca, che le calma e rende il mare una tavola di velluto. Con la luce privilegiata del crepuscolo, specie quando la luna già alta illumina la baia tra la roccia e la cattedrale e nella Marina si prepara la festa, in certe serate per un attimo ci si sente catapultati negli anni Cinquanta.

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