
Contenuti
Il dolce tipico della Pasqua: la Scarcella Pugliese
Ingredienti
- 500 gr di farina ‘00’
- 150 gr di zucchero
- 100 ml di olio extravergine d’oliva o burro o strutto
- 100 ml di latte
- 2 uova intere
- 1 bustina di vanillina
- 10 g lievito per dolci
- q.b. sale
Per la decorazione
- 2 uova intere con guscio
- zuccherini colorati
- Glassa realizzata con albume, zucchero a velo e succo di limone (facoltativo)
Istruzioni
- In una ciotola capiente, versa la farina setacciata, lo zucchero, la vanillina (o la scorza di limone), il lievito e un pizzico di sale. Mescola bene gli ingredienti secchi. Aggiungi al centro degli ingredienti secchi l’uovo, l’olio e il latte; inizia a mescolare con una forchetta partendo dal centro, incorporando poco a poco la farina dai bordi, fino a formare un impasto morbido.

- Quando l’impasto è ben formato e liscio, avvolgilo nella pellicola e lascialo riposare per 20–30 minuti a temperatura ambiente (oppure 10–15 in frigo se fa caldo), così sarà più facile da lavorare.Questo aiuta a rilassare il glutine e dà stabilità alla forma durante la cottura.

- Trascorso il tempo di riposo, stendi l’impasto su un piano leggermente infarinato fino a uno spessore di circa 1 cm e dagli la forma che preferisci: ciambella, colomba, cuore o intreccio. Inserire un uovo sodo e tenerlo fermo con due striscioline di pasta. Spennellare con uovo sbattuto, e cospargere di confetti colorati e infornare a 180° per circa 35-45 minuti.

Nutrition
Dove si prepara la ricetta della Scarcella pugliese?
Dolce pasquale diffuso in tutta l’Italia, in Puglia è chiamato con diversi nomi. Generalmente scarcella nel Tarantino, nel Barese, nella BAT e nel Foggiano e cuddhura o puddhica nel Leccese e nel Brindisino. È stato inserito nell’elenco ufficiale dei prodotti tipici e tradizionali della Regione Puglia con i vari nomi.
Per Pasqua si organizza a S. Cesarea Terme (Lecce) la sagra della cuddhura, e a Statte (Taranto) la sagra della scarcella. A Molfetta, nella Basilica Madonna dei Martiri, nell’ottava di Pasqua, si celebra la festa dell’indulgenza con la distribuzione al fedeli delle scarcelle. Qualcuno ne fa derivare il nome proprio dall’essere “scarcerati” dai peccati per merito dell’indulgenza.
Storia delle scarcelle pugliesi
La scarcella pugliese non è soltanto un dolce: è un simbolo della Pasqua, un gesto d’affetto, una memoria che profuma di casa e tradizione. Tipica di molte zone della Puglia, questa ciambella rustica di pasta dolce racchiude in sé significati profondi e antichi, che mescolano riti religiosi e pagani, gesti familiari e simboli universali.
Il suo nome deriva dal latino “cercellus”, che richiama la forma rotonda della ciambella, simbolo di eternità e ciclicità. Ma ciò che rende davvero unica la scarcella è la presenza di un uovo intero con il guscio, incastonato al centro dell’impasto e bloccato da due strisce di pasta. Un gesto apparentemente semplice, ma dal significato potentissimo: l’uovo rappresenta la vita che si rinnova, la rinascita, la resurrezione. Un richiamo a riti antichissimi della fertilità, poi assorbiti dalla simbologia cristiana.
Tradizionalmente, la scarcella si preparava in casa il Sabato Santo, coinvolgendo i bambini nella lavorazione dell’impasto e nella decorazione con confettini colorati. Ogni forma aveva un messaggio: la colomba per la pace, il cuore per l’amore, la ciambella per la prosperità. In alcune zone, era persino un dono d’amore tra fidanzati, oppure un segno di rispetto tra comari, padrini e madrine.




