Ricetta del polpo alla pugliese cotto nella pignata

polpo alla pignata
polpo alla pignata

Polpo alla pignata

Michele Lorusso
Il polpo alla pignata è uno dei piatti più antichi e rappresentativi del Salento, nato dalla cucina dei pescatori che, al rientro dal mare, cuocevano il polpo direttamente nella pignata, un recipiente in terracotta capace di mantenere il calore e favorire una cottura lenta e uniforme. Questo metodo, tramandato per generazioni, sfruttava una caratteristica naturale del polpo: la capacità di rilasciare acqua durante la cottura. Proprio per questo, nella versione autentica, non viene aggiunta acqua esterna, e il risultato è un piatto dal sapore intenso, profumato e profondamente legato alle tradizioni della zona.
Oggi la ricetta conserva quello spirito originario: ingredienti semplici, pochi aromi e una cottura rispettosa dei tempi naturali del pesce. Il procedimento è essenziale e segue una logica “pescatora”: si parte preparando una base con olio, cipolla, aglio e alloro, poi si aggiunge il polpo intero e lo si lascia cuocere lentamente nel suo stesso liquido, insieme ai pomodori che formano un sugo ricco e corposo. Dopo circa un’ora di cottura dolce, il polpo diventa morbido, il sugo si addensa e tutti i sapori si armonizzano alla perfezione. È proprio questa semplicità, unita al rispetto delle tecniche tradizionali, a rendere il polpo alla pignata un piatto ancora oggi amatissimo e simbolo della più autentica cucina salentina.
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Preparazione 15 minuti
Cottura 1 ora 15 minuti
Tempo totale 1 ora 30 minuti
Portata Secondo piatto
Cucina pugliese
Porzioni 4 persone
Calorie 405 kcal

Ingredienti
  

  • 1 polpo fresco (da 1,2–1,5 kg)
  • 400 g di pomodori pelati
  • 1 cipolla bianca grande
  • 2 spicchi d’aglio
  • 2 foglie di alloro tradizionali e molto usate
  • Peperoncino q.b.
  • Prezzemolo q.b.
  • Olio extravergine d’oliva pugliese – 4 cucchiai
  • Sale q.b. (poco o nulla: il polpo è già sapido)
  • ½ bicchiere di vino bianco

Istruzioni
 

  • Preparazione del polpo: inizia pulendo bene il polpo, eliminando occhi e becco e sciacquandolo sotto acqua corrente. Non serve tagliarlo: il polpo va messo intero, perché durante la cottura si arriccia e rilascia gradualmente la sua acqua naturale, indispensabile per ottenere il risultato perfetto.
  • Preparazione della base aromatica: per il tuo polpo alla salentina, in una pignata di terracotta scalda 4 cucchiai di olio extravergine d’oliva. Aggiungi la cipolla affettata, gli spicchi di aglio schiacciati e le foglie di alloro. Lascia che questi ingredienti si scaldino lentamente a fuoco dolce: non devono soffriggere in modo violento, ma semplicemente insaporire l’olio e creare una base profumata che accompagnerà la cottura del polpo.
  • Inserimento del polpo e rilascio dei liquidi: adagia ora il polpo intero dentro la pignata. Appena tocca il fondo caldo, i tentacoli iniziano ad arricciarsi e il corpo rilascia subito un po’ di liquido.
    Questo è il momento ideale per mescolarlo delicatamente una sola volta, o per sfumarlo con vino bianco se vuoi seguire una delle varianti più diffuse. Non appena l’odore alcolico svanisce, copri la pignata con il suo coperchio, lasciando che il polpo continui a rilasciare l’acqua necessaria alla lunga cottura.
  • Aggiunta dei pomodori e cottura lenta: unisci ora i pomodori pelati schiacciati o i pomodori freschi a pezzi, insieme a un pizzico di peperoncino e a qualche foglia di prezzemolo tritato.
    Chiudi la pignata e lascia cuocere a fuoco basso per almeno 60–75 minuti. Durante questo tempo non aprire troppo spesso: il polpo deve cuocere nel suo ambiente umido naturale. Se desideri il polpo alla pugliese più sostanzioso, puoi aggiungere patate a tocchetti dopo i primi 20 minuti di cottura, in modo che assorbano il sapore senza sfaldarsi.
  • Controllo finale, riposo e servizio: trascorso il tempo necessario, verifica con una forchetta: il polpo deve essere facilmente penetrabile, ma non sfaldato. Il sugo, nel frattempo, diventa più denso, aromatico e perfetto per accompagnare la carne.
    Spegni il fuoco e lascia riposare il tutto per 5 minuti: questo piccolo passaggio permette ai sapori di stabilizzarsi. Servi il polpo tagliato a pezzi, nappato con il suo sugo e accompagnato da pane tostato.
    polpo alla pignata

Nutrition

Serving: 300gCalorie: 405kcal
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Storia del polpo alla pugliese: ecco come è diventato quello che conosciamo oggi

Il polpo alla pignata affonda le sue radici nella cucina più autentica del Salento, quando i pescatori rientravano al porto con il pescato del giorno e utilizzavano ciò che avevano a disposizione per sfamare le famiglie. Il polpo, abbondante nelle acque pugliesi e facilmente reperibile, diventava così protagonista di una preparazione tanto semplice quanto geniale. Per cuocerlo, non servivano grandi strumenti: bastava la pignata, un recipiente in terracotta che resisteva alle alte temperature e garantiva una cottura lenta, uniforme e capace di esaltare ogni sapore.

La tradizione racconta che il polpo veniva spesso sbattuto sulle rocce per ammorbidirne le carni, poi messo intero nella pignata insieme a pochi ingredienti poveri come pomodori, cipolla, aglio e qualche erba aromatica raccolta nei campi. Non si aggiungeva acqua: il polpo cuoceva nella sua acqua naturale, che rilasciava lentamente, creando un sugo denso e profumato. Era un piatto nato dalla necessità, figlio dell’ingegno popolare, capace di trasformare un ingrediente semplice in una preparazione ricca di gusto.

Con il tempo, il polpo alla pignata è diventato uno dei simboli della cucina salentina, un piatto che racconta la storia di una terra di mare e di tradizioni contadine, dove ogni ingrediente veniva valorizzato al massimo. Oggi è considerato un vero tesoro della gastronomia pugliese, ricercato da chi vuole assaporare la cucina di una volta, quella fatta di gesti lenti, sapori intensi e legami profondi con il territorio.

Con cosa abbinare: i vini perfetti per il polpo alla pignata

Quando si parla di abbinamento vini per il polpo alla pignata, è importante ricordare che questo piatto unisce la dolcezza naturale del polpo, la sapidità del mare e la morbidezza del sugo di pomodoro che si concentra nella lunga cottura. Per questo motivo, i vini migliori sono quelli capaci di sostenere la struttura del piatto senza sovrastarla, offrendo freschezza, profondità aromatica e una piacevole sensazione marina. Un’ottima scelta è il Negroamaro rosato, grande classico salentino, che con le sue note fruttate e la sua acidità bilanciata accompagna perfettamente la dolcezza delle carni del polpo. Più elegante ma altrettanto territoriale è il Primitivo rosato, capace di esaltare i profumi del sugo senza appesantire la bocca.

Chi preferisce un bianco può orientarsi verso un Verdeca dei Colli di Martina Franca o un Fiano pugliese, entrambi caratterizzati da profumi mediterranei, buona mineralità e una freschezza ideale per ripulire il palato tra un boccone e l’altro.

Nato e cresciuto tra gli ulivi e le masserie della Puglia, dove il cibo è prima di tutto identità e cultura. Dopo aver lavorato per oltre quindici anni come chef in diverse cucine professionali del territorio, ho scelto di mettere la mia esperienza pratica al servizio della ristorazione diventando consulente gastronomico. Oggi aiuto le aziende a valorizzare le materie prime locali e scrivo per condividere la vera essenza della nostra tradizione culinaria. Nei miei articoli porto la mia esperienza diretta maturata ai fornelli, raccontando le ricette storiche pugliesi, le tecniche di preparazione corrette e i segreti dei nostri migliori prodotti agroalimentari.