Panzerotti Fritti Pugliesi

La ricetta dei Panzerotti baresi fritti

Michele Lorusso
panzerotti baresi (e non solo) sono una variante domestica di un cibo da strada le cui origini si perdono nella notte dei tempi, anche se, ovviamente, più indietro si va meno la ricetta è complicata e ricca di ingredienti. Il nome è probabilmente una derivazione dal napoletano panzarotto, come tantissime cose di Bari, anche se a Napoli il panzarotto è tutt’altro, essendo una sorta di crocchetta gigante di patate.
La base del panzerotto pugliese è identica a quella della pizza, e per capirlo basta andare, appunto, in pizzeria: se ne chiedete uno, vedrete che il pizzaiolo prende la quantità di pasta lievitata dallo stesso cassetto in cui tiene la pasta pronta per le pizze e già suddivisa i pagnotte. Domesticamente, il panzerotto fritto appartiene alla famiglia delle popizze e delle pettole, tocchetti di pasta lievitata, farcite o meno in vari modi, e poi fritti semplicemente in olio caldissimo (ma non oltre il famoso punto di fumo).
Nel ripieno dei panzerotti baresi, posso andarci anche ricotta forte (ricotta squanta alla barese), carne tritata mista (versione più tarda e comunque non classica), rape stufate con un tocco di acciuga salata: a vostro gusto. Ma il panzerotto classico è ormai quello in cui trionfano mozzarella e pomodoro.
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Preparazione 3 ore
Cottura 30 minuti
Tempo totale 3 ore 30 minuti
Portata Aperitivo
Cucina Italiana
Porzioni 5 persone
Calorie 262 kcal

Ingredienti
  

  • 1 kg Farina
  • 1/2 litro acqua a temperatura ambiente
  • 700 gr mozzarella (evitate quella di bufala, altrimenti gocciola)
  • 1 lievito di birra basta un panetto,
  • 1 q.b. un pizzico di zucchero per aiutare la lievitazione,
  • 1 q.b. un po’ di sale.
  • 1 barattolo grande di pomodori pelati (sgocciolati perfettamente e ulteriormente tagliuzzati)
  • q.b. formaggio romano grattugiato
  • q.b. sale e un pizzico di pepe.

Istruzioni
 

  • Preparazione dell’impasto
    Disponete la farina a fontana su una spianatoia. Al centro versate il lievito già disciolto in acqua appena tiepida, poi iniziate a impastare, aggiungendo man mano altra acqua.
    Ricordate di aggiungere un pizzico di zucchero (serve ad attivare la lievitazione) e il sale con moderazione, perché più avanti useremo anche il pecorino. Lavorate l’impasto energicamente: dovrà diventare una palla liscia e morbida.
    Preparazione dell’impasto
  • Lievitazione dell’impasto
    Trasferite l’impasto in una ciotola, copritelo con un panno pulito leggermente riscaldato e lasciatelo lievitare per almeno 2 ore in un luogo caldo. Un tempo lo si metteva sotto i guanciali del letto, oggi potete usare un sistema più moderno: appoggiate la ciotola (senza contatto diretto con l’acqua) su una pentola riempita con acqua bollente, coprendo il tutto con un secondo panno.
    L’importante è mantenere un ambiente caldo e umido. L’impasto raddoppierà di volume, quindi usate un contenitore abbastanza grande.
    Lievitazione dell’impasto
  • Formatura dei dischi
    Una volta lievitato, dividete l’impasto con un coltello: prima a metà, poi in quattro, poi in otto, fino a ottenere tante pagnottelle della dimensione di un pugno.
    Su un piano infarinato (preferibilmente di legno, ma va bene anche il marmo), stendete ogni pallina in un disco sottile. Cercate di mantenere una forma rotonda e uniforme: è su questi dischi che andrete a mettere il ripieno.
    Formatura dei dischi
  • Farcitura e chiusura dei panzerotti
    Farcite ogni disco con un cucchiaio di pomodori (preferibilmente pelati e ben scolati), uno di mozzarella ben tagliata, una spolverata di pecorino e un pizzico di pepe (se gradito).
    Chiudete i dischi a mezzaluna, sigillando bene i bordi prima con le dita e poi con i rebbi di una forchetta. È fondamentale che i bordi siano perfettamente chiusi per evitare che il ripieno fuoriesca durante la cottura.
    Farcitura e chiusura dei panzerotti

Note

Come evitare che il panzerotto si apra in frittura

Il segreto è utilizzare un ripieno ben asciutto. La mozzarella deve essere scolata per diverse ore e i pomodori pelati vanno privati del loro liquido. Inoltre, è importante non eccedere con la farcitura e sigillare accuratamente i bordi, premendo prima con le dita e poi con i rebbi di una forchetta.

Qual è la temperatura ideale dell’olio?

Per una frittura perfetta l’olio dovrebbe raggiungere una temperatura compresa tra 170 e 180 °C. Se è troppo freddo, il panzerotto assorbirà molto olio risultando pesante; se è troppo caldo, si colorirà rapidamente all’esterno lasciando l’impasto poco cotto all’interno.

Quale olio usare per friggere?

Nella tradizione pugliese si utilizza spesso l’olio extravergine d’oliva, che conferisce un sapore intenso e caratteristico. In alternativa, molti preferiscono l’olio di arachide per il suo punto di fumo elevato e il gusto più delicato. Anche l’olio di girasole alto oleico rappresenta una buona scelta per una frittura leggera.

Si possono preparare in anticipo?

Sì. I panzerotti possono essere preparati e conservati in frigorifero per alcune ore prima della frittura, ben coperti con un canovaccio o della pellicola. È anche possibile congelarli da crudi: basterà friggerli direttamente senza scongelarli, aumentando leggermente il tempo di cottura.

Come conservarli dopo la cottura?

I panzerotti fritti danno il meglio appena preparati, quando l’impasto è ancora croccante e il ripieno filante. Se avanzano, si possono conservare in frigorifero per un giorno e riscaldare in forno a 180 °C per circa 8-10 minuti, evitando il microonde che renderebbe la pasta morbida.

Nutrition

Serving: 100gCalorie: 262kcalCarbohydrates: 39gProteine: 10gFat: 7.2gGrassi saturi: 3.6g
Keyword panzerotti, pugliesi
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Con cosa abbinare il piatto

Il panzerotto fritto barese è un piatto conviviale, che spesso si gusta come aperitivo, piatto unico serale o secondo. Ma se lo inseriamo in un pasto completo della tradizione pugliese, allora merita un percorso ben pensato.

Si può iniziare con un primo piatto della tradizione Pugliese, come le orecchiette con cime di rapa, che introducono i sapori amari e sapidi della terra. Dopo i panzerotti, il percorso può chiudersi con un dolce tipico pugliese: lo spumone, un semifreddo cremoso, spesso alla nocciola, cioccolato o amarena, che riequilibra il gusto con la sua morbidezza e freschezza.

Solo a quel punto, con il pasto ormai avviato, ci si può soffermare a scegliere il vino più adatto: come un Negroamaro Rosato Salento IGP. Se preferisci un’alternativa bianca, puoi optare per un Fiano di Avellino o una Verdeca pugliese.

Nato e cresciuto tra gli ulivi e le masserie della Puglia, dove il cibo è prima di tutto identità e cultura. Dopo aver lavorato per oltre quindici anni come chef in diverse cucine professionali del territorio, ho scelto di mettere la mia esperienza pratica al servizio della ristorazione diventando consulente gastronomico. Oggi aiuto le aziende a valorizzare le materie prime locali e scrivo per condividere la vera essenza della nostra tradizione culinaria. Nei miei articoli porto la mia esperienza diretta maturata ai fornelli, raccontando le ricette storiche pugliesi, le tecniche di preparazione corrette e i segreti dei nostri migliori prodotti agroalimentari.