San Nicola

San Nicola di Bari tra leggenda e realtà

San Nicola di Bari è uno dei santi più venerati ed amati al mondo, ed è colui che ha goduto nella vita della Chiesa il culto più esteso, dopo quello della Beata Vergine Maria.

Venerato come santo dalla Chiesa cattolica, dalla Chiesa ortodossa e da diverse altre confessioni cristiane, viene considerato un santo miroblita (dal greco μυροβλύτης, formato da μύρον e da βλύτω) il cui corpo, prima o dopo la morte, emana una fragranza o lascia colare olio profumato, detto anche ‘’manna’’, liquido aromatico dalle molteplici proprietà curative.

 Uomo della carità si distinse per la sua generosità verso i poveri e i bisognosi, è anche protettore delle giovani donne che si avviano al matrimonio e dei marinai.

Tra il X e il XIII secolo non è facile trovare santi che possano reggere il confronto con lui quanto a universalità e vivacità di culto.

La terra natìa e l’infanzia di San Nicola

Dell’infanzia di San Nicola di Bari  si sa ben poco. Il primo a parlarne però è un monaco greco, nell’VIII secolo.

Costui è un certo Michele Archimandrita, il quale scrive che Nicola sin dal grembo materno era destinato a santificarsi. Sin dall’infanzia dunque avrebbe cercato di mettere in pratica le norme che la Chiesa suggerisce a chi si avvia alla vita religiosa.

Nicola nacque nell’Asia Minore, quando questa terra, prima di essere occupata dai Turchi, era di cultura e lingua greca.

La grande venerazione che nutrono i russi verso di lui ha portato erroneamente in molti a pensare fosse nato in Russia.

Addirittura non è mancato chi pensasse fosse nato in Africa, a motivo del fatto che a Bari si venerano alcune immagini col volto del Santo piuttosto scuro (“S. Nicola nero”).

In realtà, Nicola nacque intorno al 260 dopo Cristo a Patara, importante città marittima della Licia, penisola della costa meridionale dell’Asia Minore (oggi Turchia). Nel porto di questa città aveva fatto scalo anche S. Paolo in uno dei suoi viaggi.

Il fatto che l’Asia Minore fosse di lingua e cultura greca, sia pure all’interno dell’Impero Romano, fa sì che Nicola possa essere considerato “greco”. Il suo nome, Nikòlaos, significa popolo vittorioso, e, come si vedrà, il popolo avrà uno spazio notevole nella sua vita.

Da alcuni episodi (dote alle fanciulle, elezione episcopale) si potrebbe dedurre che i genitori, di cui non si conoscono i nomi, fossero benestanti, se non proprio aristocratici.

Essi vengono chiamati Epifanio e Nonna (talvolta Teofane e Giovanna), ma questi si riferiscono ad un altro monaco, chiamato anch’egli Nicola, vissuto due secoli dopo nella stessa regione, intorno al 480-556 dopo Cristo. Questo secondo Nicola, nacque a Farroa, divenne superiore del monastero di Sion e poi vescovo di Pinara (dove è designato anche come Sionita o di Pinara), quindi nulla a che vedere con il nostro venerato San Nicola di Myra.

Amante del digiuno e della penitenza, quando era ancora in fasce, Nicola osservava già con rigore le regole relative al digiuno settimanale, che la Chiesa aveva fissato il mercoledì ed il venerdì.

La storia narra che il bimbo succhiava normalmente il latte dal seno materno, ma che il mercoledì ed il venerdì, proprio per osservare il digiuno, lo faceva soltanto una volta nella giornata.

Man mano che il bimbo cresceva, dava segni di attaccamento alle virtù, specialmente alla virtù della carità e della castità. Da fanciullo era completamente diverso dai suoi coetanei..infatti egli ripudiava i giochi dei bambini, scegliendo di vivere più rigorosamente i consigli evangelici.

Nicola viene eletto vescovo

Intorno all’anno 300 dopo Cristo, anche se il cristianesimo non era stato legalizzato nell’Impero e non esistevano templi cristiani, le comunità che si richiamavano all’insegnamento evangelico erano già notevolmente organizzate.

I cristiani si riunivano nelle case di aristocratici che avevano abbracciato la nuova fede, e quelle case venivano chiamate domus ecclesiae, casa della comunità.

E questa comunità partecipava attivamente all’elezione dei vescovi, cioè di quegli anziani addetti alla cura e all’incremento della comunità nella fede e nelle opere.

Questi diventavano capi della comunità e la rappresentavano nei concili, cioè in quelle assemblee che avevano il compito di analizzare e risolvere i problemi, e quindi di varare norme che riuscissero utili ai cristiani di una o più province.

Solitamente erano eletti dei presbiteri (sacerdoti), laici che abbandonavano lo stato laicale per consacrarsi al bene della comunità.

Non mancano però casi, e Nicola è uno di questi, in cui l’eletto non è un presbitero, ma un laico.

Il che non significa che passava direttamente al grado episcopale, ma che in pochi giorni gli venivano conferiti i vari ordini sacri, fino al presbiterato che apriva appunto la via all’episcopato.

Così ebbe luogo l’elezione di Nicola. Essendo morto il vescovo di Mira, i vescovi dei dintorni si erano riuniti in una domus ecclesiae per individuare il nuovo vescovo da dare alla città.

Quella stessa notte uno di loro ebbe in sogno una rivelazione: avrebbero dovuto eleggere un giovane che per primo all’alba sarebbe entrato in chiesa. Il suo nome era Nicola. Ascoltando questa visione i vescovi compresero che l’eletto era destinato a grandi cose e, durante la notte, continuarono a pregare. All’alba la porta si aprì ed entrò Nicola.

Il vescovo che aveva avuto la visione gli si avvicinò e chiestogli come si chiamasse, lo spinse al centro dell’assemblea e lo presentò ai presenti. Tutti furono d’accordo nell’eleggerlo e nel consacrarlo seduta stante vescovo di Mira.

 La morte del Santo 

Considerando la tradizione secondo la quale era già anziano al tempo del concilio di Nicea, con ogni probabilità il Santo morì dopo il 335 dopo Cristo.

Il culto

 Il culto di San Nicola si diffuse dapprima in Asia Minore (nel VI secolo 25 chiese a Costantinopoli erano a lui dedicate), con pellegrinaggi alla sua tomba, posta al di fuori dell’abitato di Myra.

Numerosi scritti in greco ed in latino ne fecero diffondere velocemente la venerazione verso il mondo bizantino-slavo e in Occidente, a partire da Roma e dal Meridione d’Italia, allora soggetto a Bisanzio.

Traslazione delle reliquie

 Nel 1087 una spedizione navale partita dalla città di Bari si impadronì delle spoglie di San Nicola, che nel 1089 vennero definitivamente poste nella cripta della Basilica eretta in suo onore.

L’idea di trafugare le sue spoglie venne ai baresi nel contesto di un programma di rilancio dopo che la città, a causa della conquista normanna, aveva perduto il ruolo di residenza del catepano e quindi di capitale dell’Italia bizantina.

In quei tempi la presenza in città delle reliquie di un santo importante era non solo una benedizione spirituale, ma anche meta di pellegrinaggi e quindi fonte di benessere economico.

 La Leggenda

 Negli anni che seguirono la sua morte, si diffusero numerosissime leggende. Una tra le più famose e confermata da Dante nel Purgatorio (XX,31-33) è quella delle tre giovani poverissime. Nicola, addolorato dal pianto e commosso dalle preghiere di un nobiluomo impossibilitato a sposare le sue tre figlie perché caduto in miseria, decise di intervenire lanciando per tre notti consecutive, attraverso una finestra sempre aperta del vecchio castello, i tre sacchi di monete che avrebbero costituito la dote delle ragazze. La prima e la seconda notte le cose andarono come stabilito. Tuttavia la terza notte San Nicola trovò la finestra inspiegabilmente chiusa.

Deciso  a mantenere comunque fede al suo proposito, l’anziano uomo dalla lunga barba bianca si arrampicò così sui tetti e gettò il sacchetto  di monete attraverso il camino, dov’erano appese le calze ad asciugare, facendo la felicità del nobiluomo e delle sue tre figlie.

 Santa Claus

Santa ClausIl Santo, vescovo di Myra nei secoli è stato legato alla figura del vecchio porta doni. È diventato il Santa Claus dei paesi anglosassoni, e il NiKolaus della Germania che a Natale porta regali ai bambini, compito eseguito grazie ad un asinello nella notte del 6 dicembre (S. Nicola, appunto) o addirittura nella notte di Natale.

Il nome olandese del santo, Sinter Klass, venne importato in America dagli immigrati come Santa Claus (abbreviazione di Sanctus Nicolaus), la cui traduzione in italiano è solitamente Babbo Natale.  

Le tradizioni del Santo porta doni in Italia e in Europa

La tradizione di San Nicola che porta regali ai bambini in Italia è festeggiata anche a Bari, Molfetta, Trieste e Bolzano, in Friuli e in Alto Adige, nel Bellunese e nella Sinistra Piave, sotto il nome di San Nicolò.

Nelle località dell’Arco Alpino (Svizzera, Austria, Alto Adige) San Nicolò è solitamente accompagnato da un personaggio chiamato Krampus (Knecht Ruprecht nelle località più settentrionali) una sorta di diavolo a cui si attribuisce il ruolo di rapitore di bambini.

Nei Paesi Bassi, in Belgio e in LussemburgoSinterklaas (Kleeschen in lussemburghese) viene festeggiato due settimane prima del 5 dicembre, data in cui distribuisce i doni (il suo compleanno risulta essere il 6 dicembre).

Il culto di san Nicola fu portato a Nuova Amsterdam (New York) dai coloni olandesi (è infatti il protettore della città di Amsterdam), sotto il nome di Sinterklaas, dando successivamente origine al mito nordamericano di Santa Claus, che in Italia è quindi diventato Babbo Natale.

Sinterklaas appare come personaggio in numerose storie a fumetti Disney di produzione olandese.

Le luminarie

 Le feste di San Nicola del 6 dicembre (solennità liturgica) e del 9 maggio (Traslazione delle reliquie da Mira a Bari) come quella del 19 dicembre e del 22 maggio (secondo il calendario giuliano) rappresentano grandi momenti di fede e di pietà popolare che vedono coinvolti migliaia di pellegrini provenienti da ogni parte della Puglia e da tutta l’Italia meridionale peninsulare, nonché numerosissimi pellegrini ortodossi provenienti soprattutto dalla Russia che riconoscono in San Nicola il più potente intercessore presso Dio.

Durante la festa dal 7-9 maggio si svolgono solenni celebrazioni religiose e svariate manifestazioni culturali. Il 7 maggio, in modo particolare, la rievocazione della Traslazione di San Nicola attraverso il Corteo Storico è la manifestazione culturale che meglio esprime e riattualizza l’epica impresa dei marinai Baresi che hanno cambiato, dl momento della traslazione, il volto e il destino della città di Bari.

Suggestivo è il pellegrinaggio dell’8 maggio: San Nicola dalle viuzze strette ed anguste di Bari vecchia, viene abbracciato dall’immensità del mare. E’ qui, sul mare, dopo che la bellissima statua del santo varca le soglie del portale centrale della basilica per uscire ed incontrare i suoi pellegrini, che giunge a termine la lunga processione per le vie principali della città.

San Nicola attende tutti i pellegrini che, con le loro barche, vengono a rendere omaggio al santo venuto dal mare, protettore dei mari e dei naviganti.

 Il corteo storico

 Nel 1087 un gruppo di circa 80 uomini partì da Bari per traslare le ossa di san Nicola da Myra a Bari.

La città di Bari sin dal 1089 celebra la traslazione unitamente a migliaia di persone di diverse nazionalità, all’inizio con una processione celebrativa religiosa e nei secoli successivi con una vera e propria rievocazione storica.

Rievocazione che ancora oggi la città di Bari conserva nella sua tradizione con una rappresentazione che coinvolge circa 800 persone per un pubblico di quasi 100.000 persone. La traslazione di san Nicola è quella più documentata nella storia e nel mondo e la sua rievocazione è la più antica.

Dato anche il fatto che il posizionamento del santo in Italia, ebbe ripercussioni sociali, politiche e religiose in tutta Europa nonché in Oriente (le stesse crociate furono bandite dallo stesso Urbano II che consacrò la Basilica dalla quale i crociati di gran parte d’Europa passavano a chiedere benedizione – 1095). I

Il metropolita Ortodosso proclamò i festeggiamenti in Russia (tutt’oggi in vigore) della traslazione in Bari sin dal 1091 e basiliche a lui dedicate sono presenti in tutta Europa (la Basilica di Praga ha la volta interamente affrescata e riporta l’arrivo del santo in Bari).  Ancora oggi l’evento è ogni anno ripreso da tv nordeuropee.

Le reliquie nella cripta della Basilica

Le ossa del Santo (circa il 65 % dello scheletro) si trovano all’altezza del piano di calpestio, racchiuse in blocchi di cemento armato.

La non completezza si spiega col fatto che varie reliquie erano già sparse per il mondo e che i baresi dovettero agire in fretta per timore dell’arrivo dei saraceni, e quindi dovettero accontentarsi delle ossa più grandi immerse nel sacro liquido.

Qualche anno fa, quando gli operatori della BBC di Londra calarono una sonda, si vedeva il cranio in posizione piuttosto centrale ed il resto delle ossa sparse intorno. La ricostruzione dello scheletro realizzata nel 1988 dal prof Luigi Martino mostra un uomo di media statura.

La parte restante delle ossa potrebbe trovarsi in varie chiese del mondo e soprattutto a Venezia, considerando il fatto che i Veneziani nel 1099/1100 si inoltrarono anch’essi fino a Mira e rapirono le ossa di alcuni personaggi sepolti nell’antica basilica di S. Nicola.

 Il fatto, però, di aver preso le reliquie di vari personaggi ha reso difficile l’individuazione delle eventuali ossa di Nicola rispetto a quelle degli altri.

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