Partiamo dal presupposto che la Puglia non è spopolata. La regione conta ancora quasi 3,9 milioni di abitanti, con un numero di residenti superiore a quello di diverse regioni del Centro-Nord. Eppure, qualcosa si sta muovendo. Secondo l’Istat, la popolazione pugliese è in calo da oltre un decennio, e il trend non accenna a invertirsi. I numeri del 2025 parlano chiaro: la perdita è di 4,2 persone ogni 1.000 residenti. Entro il 2045, si stima che potrebbero mancare altri 370.000 cittadini.
Questo fenomeno non è immediatamente visibile camminando per le strade di Bari, Lecce o Foggia. Ma emerge dai dati ufficiali e dalle proiezioni demografiche: la regione invecchia, i giovani si spostano altrove e il ricambio generazionale è insufficiente.
Popolazione totale: quanti siamo oggi?
Nel 2025 la Puglia registra 3.874.000 residenti, di cui circa 157.000 sono cittadini stranieri (il 4 % del totale).
Il calo è dovuto principalmente a due fattori:
- il saldo naturale negativo, ovvero più decessi che nascite (circa 25.591 nati a fronte di oltre 43.000 morti),
- il saldo migratorio interno negativo, cioè più pugliesi che si trasferiscono in altre regioni italiane rispetto a quelli che arrivano.
A compensare parzialmente questi numeri c’è il saldo migratorio con l’estero: nel 2024 la Puglia ha accolto oltre 10.000 nuovi residenti stranieri, concentrati soprattutto nelle province di Bari, Foggia e Lecce.
Quanto stiamo invecchiando: età media della popolazione
Nel 2025 l’età media dei residenti pugliesi è di 46,7 anni, in aumento rispetto ai 42,9 anni del 2011. Un indicatore particolarmente rilevante è l’indice di vecchiaia, che in Puglia ha raggiunto quota 194: ci sono cioè quasi due over-65 per ogni ragazzo sotto i 15 anni.
Anche l’indice di dipendenza demografica è significativo: ogni 100 persone in età lavorativa (15-64 anni) devono “sostenere” 57 persone che ne sono fuori (anziani e bambini).
In dettaglio:
- la fascia 15-64 anni rappresenta 63,5 % della popolazione,
- gli over-65 sono il 24,7 %,
- i minori di 15 anni sono appena 11,8 %.
Conseguenze del calo demografico
I numeri sulla popolazione pugliese non sono solo cifre statiche. Descrivono trasformazioni che hanno effetti concreti su lavoro, servizi pubblici e sviluppo dei territori.
Nel mercato del lavoro, l’uscita progressiva della generazione dei baby-boomers (circa 40.000 persone ogni anno) sta riducendo l’offerta di manodopera con esperienza. In settori come la sanità e l’agroalimentare, si registrano già carenze strutturali che spingono le imprese e le strutture pubbliche a ricorrere a lavoratori stranieri, anche attraverso canali di reclutamento organizzati.
Sul fronte dei servizi pubblici, la pressione cresce soprattutto sulla sanità e sul sistema di welfare. La spesa sanitaria regionale è aumentata del 3,8 % nel 2024, in parte per rispondere all’invecchiamento della popolazione. Al tempo stesso, nei comuni con pochi giovani, si registra il rischio di chiusura di scuole, con conseguenze a catena su trasporti, servizi educativi e qualità della vita.
Lo sviluppo locale, infine, soffre il mancato rientro di molti pugliesi che vivono all’estero o nel Centro-Nord. I flussi di ritorno restano modesti, e le politiche di attrazione di nuovi residenti sono ancora poco strutturate. Alcuni comuni stanno sperimentando formule legate allo smart working e alla residenzialità temporanea, ma il fenomeno non ha ancora avuto impatti significativi su scala regionale.
Come invertire la rotta: idee da attuare
I dati mostrano che la Puglia non sta vivendo un’emergenza demografica improvvisa, ma un declino lento e strutturale. Invertire questa tendenza richiede azioni integrate, su più livelli e con orizzonte di lungo periodo.
Uno dei nodi centrali è il sostegno alla natalità. Servono politiche che facilitino la scelta di avere figli, come asili nido accessibili, servizi per la conciliazione vita-lavoro e incentivi mirati per giovani coppie.
Un secondo fronte riguarda il rientro dei giovani emigrati, in particolare laureati e professionisti. Incentivi fiscali, progetti di formazione, opportunità lavorative e proposte abitative flessibili possono creare un ambiente più attrattivo.
L’immigrazione può essere una risorsa, ma va accompagnata. Occorre investire in percorsi di integrazione rapidi, legati ai bisogni reali del territorio: manodopera agricola, assistenza domiciliare, turismo stagionale.
Infine, la rigenerazione dei piccoli comuni può fare la differenza. Agevolazioni fiscali, progetti di co-housing e smart village, recupero di immobili abbandonati e incentivi alla mobilità dolce possono attrarre residenti temporanei o stabili, italiani e stranieri.
Pugliese di nascita e ricercatore instancabile di storie locali. Da anni mi dedico allo studio e alla divulgazione delle tradizioni, dell'attualità e della storia meno nota della Puglia. Che si tratti di spulciare archivi per ritrovare l'origine di una festa patronale, o di analizzare le dinamiche sociali ed economiche dei nostri borghi, il mio approccio si basa sempre sulla verifica accurata delle fonti e sul confronto diretto con il territorio. Scrivo per offrire ai lettori un'informazione puntuale, verificata e ricca di contesto, guidandoli alla scoperta dell'anima più autentica, dinamica e a volte inedita della nostra regione.




