Esportazioni pugliesi e dazi USA: cosa cambia per i nostri prodotti tipici

prodotti pugliesi coinvolti dai dazi

Negli ultimi anni, l’agroalimentare pugliese ha conquistato sempre più palati in giro per il mondo, arrivando sulle tavole americane con i suoi vini intensi, l’olio extravergine profumato, le conserve di pomodoro e le paste artigianali.

Ma proprio mentre questi prodotti guadagnavano spazio nei supermercati e nei ristoranti statunitensi, è arrivata la doccia fredda: l’amministrazione Trump ha imposto dazi doganali fino al 25% su una vasta gamma di prodotti europei, colpendo in pieno l’enogastronomia italiana, e la Puglia non ha fatto eccezione. Questa scelta, motivata da una guerra commerciale con l’Europa, rischia di rallentare l’export regionale e di mettere in ginocchio intere filiere produttive.

Cosa sono i dazi e perché Trump li ha introdotti

I dazi doganali sono imposte applicate sulle merci importate da un paese estero. Il loro scopo può essere duplice: da un lato proteggere le industrie nazionali rendendo meno competitivi i prodotti stranieri, dall’altro esercitare pressioni economiche in contesti di tensione commerciale.

L’attuale presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha adottato una politica economica fortemente protezionista, introducendo dazi su centinaia di beni europei, tra cui numerosi prodotti agroalimentari italiani, come risposta a una disputa commerciale tra USA e UE legata agli aiuti di Stato ad Airbus (in contrapposizione a quelli concessi dagli USA a Boeing).

I dazi imposti dagli Stati Uniti hanno colpito con tariffe fino al 25% molti beni simbolo del Made in Italy, rendendoli più costosi per i consumatori americani e quindi meno competitivi rispetto ai prodotti provenienti da altri paesi esportatori.

Quali prodotti pugliesi sono stati colpiti e perché

Tra le regioni italiane penalizzate dai dazi statunitensi, la Puglia occupa un posto di rilievo. La sua economia agroalimentare, fondata sull’esportazione di eccellenze locali, è stata direttamente coinvolta dalle misure protezionistiche americane. In particolare, a subire le maggiori conseguenze sono stati alcuni prodotti simbolo della tradizione pugliese, apprezzati e richiesti oltreoceano.

Il più colpito è sicuramente il vino pugliese, in particolare il Primitivo di Manduria, il Negroamaro e i rosati del Salento. Rosso o bianco che sia, rappresenta il 7% delle vendite all’estero, con una quota significativa destinata al mercato statunitense. Con l’introduzione dei dazi del 25%, sono diventati meno competitivi, favorendo così vini di altri paesi non colpiti da queste misure.

Anche l’olio extravergine d’oliva, uno dei pilastri dell’export pugliese, ha subito un duro colpo. I dazi ne hanno fatto lievitare il prezzo finale sugli scaffali americani, portando molti importatori a preferire oli spagnoli o greci.

Tra i prodotti conservati, sono stati coinvolti anche i pomodori pelati, le conserve di pomodoro, i carciofi sott’olio, le melanzane e i peperoni trasformati: tutti articoli tipici della cucina pugliese che fanno parte dell’offerta di numerose aziende della regione.

Infine, anche se in misura minore, sono entrati nel mirino i formaggi come la burrata e il caciocavallo, specialità sempre più conosciute e apprezzate all’estero, ma rese meno accessibili a causa dei rincari doganali.

Quali effetti economici hanno avuto i dazi sull’export pugliese

L’introduzione dei dazi da parte degli Stati Uniti ha avuto ripercussioni tangibili sull’economia della Puglia, in particolare per le aziende attive nel settore agroalimentare. Secondo i dati Coldiretti, ogni anno dalla regione partono circa 50.000 chilogrammi di prodotti alimentari diretti verso il mercato americano.

L’effetto immediato è stato una diminuzione delle esportazioni in diversi settori chiave:

  • Le esportazioni di frutta sono calate di circa il 15%
  • Quelle di carni e pesce trasformati sono crollate del 28%
  • I formaggi e le confetture hanno subito un calo del 19%
  • I liquori e i distillati hanno registrato un calo 20%

Persino il vino italiano, inizialmente escluso dalla prima lista dei prodotti tassati, ha visto una flessione del 7% negli scambi commerciali con gli USA.

Per molte imprese pugliesi, soprattutto le piccole e medie aziende a conduzione familiare, questi cali hanno rappresentato un colpo durissimo, portando in alcuni casi alla riduzione dei volumi produttivi o alla ricerca forzata di nuovi mercati alternativi.

Le reazioni e le contromisure: dall’Europa alla Puglia

L’introduzione dei dazi americani ha generato forti reazioni a livello europeo. L’Unione Europea, attraverso la Commissione, ha considerato misure di ritorsione, proponendo a sua volta tariffe aggiuntive su alcuni prodotti simbolo del Made in USA, come formaggio cheddar, ketchup, noccioline, cotone e patate americane. Si è trattato di una contro-mossa politica volta a ristabilire un equilibrio nei rapporti commerciali tra le due sponde dell’Atlantico.

In Italia, le associazioni di categoria, tra cui Coldiretti, hanno espresso preoccupazione per l’impatto economico dei dazi sulle filiere agroalimentari regionali. In Puglia, in particolare, si sono susseguiti appelli alle istituzioni nazionali per una maggiore tutela dei produttori locali e per il rafforzamento della diplomazia commerciale con gli Stati Uniti.

Allo stesso tempo, molte imprese hanno reagito cercando nuovi mercati di sbocco al di fuori degli Stati Uniti, puntando su Asia, Canada e paesi del Golfo. In altri casi, si è assistito a una diversificazione dei canali distributivi, con un maggiore investimento nell’e-commerce e nella vendita diretta, anche grazie al sostegno di iniziative regionali e fondi europei.

L’obiettivo condiviso è quello di tutelare l’identità agroalimentare pugliese e garantire che prodotti come il Primitivo, l’olio extravergine, le conserve tradizionali e i formaggi tipici continuino a rappresentare l’eccellenza della Puglia nel mondo, a prescindere dalle oscillazioni dei rapporti commerciali globali.

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