Sembra incredibile, ma in un piccolo paese del Salento si parla ancora oggi un dialetto che affonda le radici nella lingua greca antica. Non è una ricostruzione storica né un esperimento accademico: è il modo in cui, da secoli, si tramandano poesie, proverbi e perfino le chiacchiere quotidiane. Nell’articolo vedremo dove si trova questo luogo fuori dal tempo, cosa significa parlare ‘griko’ e perché questa tradizione linguistica è unica in tutta Europa.
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Le origini del griko: quando la Grecia arrivò in Salento
Per capire come sia possibile che in un angolo di Puglia si parli ancora un dialetto greco, bisogna fare un salto nel passato, addirittura fino al periodo della Magna Grecia. Tra l’VIII e il V secolo a.C., i coloni greci arrivarono sulle coste dell’Italia meridionale, fondando città, portando con sé la lingua, la cultura e le loro divinità. Il Salento – allora conosciuto come Messapia – fu uno dei territori dove l’influenza greca attecchì profondamente, tanto da lasciare tracce visibili ancora oggi nella toponomastica, nell’architettura e nei costumi.
Ma il griko, così come lo conosciamo oggi, è in realtà il frutto di una seconda ondata storica, quella dell’Impero Bizantino. A partire dal VI secolo d.C., la Puglia tornò sotto l’influenza dell’Oriente greco, e per diversi secoli, il greco bizantino divenne la lingua ufficiale della Chiesa e dell’amministrazione in molte zone del Sud Italia.
Con il passare del tempo, la lingua greca si è mescolata con il latino volgare e poi con l’italiano, trasformandosi lentamente nel griko: una lingua ibrida e affascinante, conservata gelosamente in un piccolo numero di comunità che, pur circondate da un mondo in continua evoluzione, hanno scelto di non dimenticare.
Il borgo salentino dove si parla ancora il griko
Il paese protagonista di questa storia affascinante è Calimera, situato nel cuore del Salento, in provincia di Lecce. Il suo nome stesso è già un indizio: “Kalimera” in greco significa “buongiorno”. E qui, nel XXI secolo, c’è ancora chi questo saluto lo pronuncia davvero ogni giorno nella sua forma originale.
Calimera è uno dei centri principali della Grecìa Salentina, un’area composta da 11 comuni dove si parla ancora il griko, un’antica lingua di origine greca bizantina che ha resistito nei secoli grazie alla tradizione orale e all’identità culturale fortissima della popolazione locale.
Il griko è un miscuglio affascinante di greco antico, greco medievale e italiano, con suoni dolci e strutture che ricordano più Atene che Lecce. Un tempo era la lingua quotidiana delle famiglie, oggi è parlato soprattutto dagli anziani, ma grazie a scuole, festival e iniziative culturali, anche i giovani stanno riscoprendo questa eredità linguistica straordinaria.
Come il griko è sopravvissuto nei secoli (e perché è ancora vivo oggi)
La sopravvivenza del griko è una vera e propria impresa culturale. In un’Italia sempre più omologata linguisticamente, Calimera e gli altri comuni della Grecìa Salentina – come Sternatia, Martano, Corigliano d’Otranto, Zollino e Castrignano de’ Greci – hanno saputo resistere all’estinzione linguistica grazie a un legame profondo con la propria identità.
Per secoli, il griko è stato la lingua del focolare, dei proverbi contadini, delle filastrocche per bambini, delle serenate d’amore. Quando nel Novecento rischiava di scomparire per sempre, alcuni studiosi, insegnanti e attivisti locali hanno deciso di non arrendersi: hanno iniziato a trascrivere testi orali, a insegnarlo nelle scuole, a promuoverlo attraverso musica, teatro e poesia.
Oggi il griko non è più solo un dialetto “da nonna”, ma un vero e proprio simbolo di orgoglio territoriale. Viene insegnato nei laboratori linguistici, cantato nei brani del gruppo salentino Ghetonia, celebrato in festival come la Notte della Taranta, dove le antiche parole greche si mescolano alla musica popolare.




